Novembre 2008
Honoré de Balzac
Honoré de Balzac (1799-1850), proveniente da una famiglia di contadini, ha trascorso l’infanzia lontano dall’ambiente originario, studiando prima presso un collegio a Vendôme e poi, destinato alla carriera notarile, impegnandosi controvoglia nello studio del diritto sin dal 1816. Lettore entusiasta, la sua formazione avvenne nelle biblioteche, sui libri di Sterne e Rabelais, benché abbia poi terminato gli studi in giurisprudenza nel 1819. Consacratosi totalmente al lavoro di scrittore, anche con scelte di vita personali davvero estreme, dal 1822 iniziò la pubblicazione di romanzi utilizzando vari pseudonimi, senza gran successo e tuttavia facendo già prevedere quegli interessi e quei risultati stilistici che avrebbero caratterizzato la Commedia umana. Gli Sciuani, del 1829, fu la prima opera a portare la sua firma, e da allora in poi iniziò una collaborazione piuttosto frequente e feconda con giornali e riviste di varia natura. È ne Il medico di campagna, del 1833, che egli espone le sue idee monarchico-legittimiste, ed è in questo stesso periodo che inizia la frequentazione di salotti e ambienti letterari (importante la sua amicizia con George Sand), variamente costellata da incontri femminili importanti, tra i quali quello con la Marchesa di Castries e con la contessa polacca Ewelina Hanska (1800-82), che Balzac avrebbe infine sposato nel 1850, dopo una vicenda sentimentale piuttosto burrascosa, e che avrebbe notevolmente influenzato la sua opera complessiva. Proprio per la contessa Hanska egli scrive Séraphita, un’opera davvero straordinaria all’interno di una produzione letteraria vastissima, che, secondo il piano originario dello stesso Balzac, avrebbe dovuto comprendere centotrentasette romanzi. Ne poté portare a termine ottantacinque (molti rimasero abbozzi) ma, per tornare a Séraphita, esso è l’unico in cui l’affresco dipinto dalla penna di Balzac si rivolge non soltanto alla realtà circostante visibile, ma soprattutto a quella sì circostante, ma invisibile.

