Maggio 2009
Miroslav Krleža
Miroslav Krleža (1893-1981) è stato sicuramente una delle figure di maggior rilievo della cultura jugoslava, un autentico patriarca della letteratura croata, ma anche uno degli autori più interessanti nel panorama letterario mitteleuropeo di tutto il Novecento. Dotato di una forte personalità, spirito ribelle e antidogmatico, intellettuale tra i più brillanti nel periodo delle avanguardie letterarie tra le due guerre, la sua opera è assai poliedrica e la sua figura tuttora oggetto di vivacissime discussioni. Narratore, romanziere, poeta, drammaturgo, saggista, critico letterario, arguto polemista, enciclopedista, è stato giustamente definito «un Voltaire fra gli Slavi meridionali».
L’esperienza diretta della prima guerra mondiale fece subito maturare in lui un convinto antimilitarismo e alla tragica assurdità della guerra dedicò i racconti riuniti nella raccolta dal titolo Il dio Marte croato [Hrvatski bog Mars]. Comunista eterodosso, sostenitore dell’idea jugoslava, si oppose sempre allo “zdanovismo” culturale e alle ingerenze politico-ideologiche, soprattutto di matrice sovietica, in ambito artistico e letterario, cosa che gli provocò isolamenti e censure, e infine l’espulsione, nel 1937, dal Partito comunista jugoslavo decretata dallo stesso Tito. Il quale, però, nutrì sempre stima e rispetto per il grande scrittore, e gli garantì nel Dopoguerra un decisivo ruolo pubblico nella costruzione della Repubblica federale. In quegli anni Krleža fondò infatti a Zagabria, la sua città natale, l’Istituto lessicografico jugoslavo, che oggi porta il suo nome. I rapporti fra Krleža e la Lega dei Comunisti rimasero però sempre conflittuali, fino all’adesione, nel 1967, alla “Dichiarazione sulla denominazione della lingua croata”, che sancì la sua progressiva emarginazione dalla cultura ufficiale.
Scrive Claudio Magris in Danubio: «La forza di Krleža risiede nella complessità saggistica, nella capacità di cogliere il nesso fra la spicciola realtà sociale, i processi storici e le leggi della natura; nello sguardo che scopre, nei gesti più consueti, il rodere della morte, la necessità dell’universo, […] gli oscuri riti biologici celati nel movimento delle idee».
Opere in italiano
Sull’orlo della ragione, Studio Tesi, Pordenone 1984
I signori Glembay, Costa & Nolan, Genova 1987
Il dio Marte croato. Due racconti, Studio Tesi, Pordenone 1991 [1982]
Bellezza, arte e tendenza politica, Costa & Nolan, Genova 1991
La battaglia di Bistrica Lesna, Studio Tesi, Pordenone 1995
Le ballate di Petrica Kerempuh, Einaudi, Torino 2007
Il ritorno di Filip Latinovicz, Zandonai, Rovereto 2009 [1983]


