Settembre 2009

Christine Lavant
Christine Thonhauser nasce nel luglio 1915 a Groß-Edling, uno sperduto villaggio carinziano nei pressi di St. Stefan, nella valle Lavant, da cui trarrà in seguito il suo nome d’arte. Ultima di nove figli, la sua infanzia è caratterizzata dall’estrema miseria in cui versa la famiglia – il padre lavora in miniera – e dalla malattia. Nei primi anni di vita sopravvive per un soffio a una violenta forma di tubercolosi, e viene colpita dalla scrofolosi, che la conduce alla quasi totale cecità, deformandole la pelle e il viso. Durante la prima, lunga degenza in ospedale, grazie a un volume di opere scelte di Rilke che le viene donato dal suo medico, scopre la grandezza della poesia e la forza della letteratura. Costretta a interrompere studi regolari, sempre per motivi di salute, e a rimanere a casa, sviluppa una grande abilità nella pittura e nel taglio e cucito – attività quest’ultima che diventerà poi la sua prima fonte di sostentamento – e coltiva da autodidatta la sua passione per la lettura e la scrittura. Il tentativo di suicidio, poco meno che ventenne, la induce a un ricovero volontario nell’ospedale psichiatrico di Klagenfurt, la cui esperienza viene raccontata nelle pagine di Appunti da un manicomio (Aufzeichnungen aus einem Irrenhaus), una delle sue più intense e liriche testimonianze autobiografiche. Il testo verrà edito soltanto molti anni dopo la sua morte. Nel 1949 viene pubblicato il suo primo racconto dal titolo Das Krüglein (La brocchetta). Seguono negli anni cinquanta tre raccolte poetiche grazie alle quali riceverà lo Staatlicher Förderungspreis für Lyrik e il Lyrik-Preis dei “Neue deutschen Hefte”. Nel 1954 si aggiudica il Georg Trakl-Preis per la lirica, che le viene assegnato anche dieci anni più tardi. Gli anni sessanta sono caratterizzati da nuove pubblicazioni – tra cui un volume di racconti e poesie dal titolo Wirf ab den Lehm e altre raccolte di versi inseriti, tra l’altro, nel tomo XI dei prestigiosi Lyrische Hefte – ma anche da momenti di caduta personale e ulteriori ricoveri in ospedale. La sua straordinaria sensibilità poetica e il suo talento letterario ottengono nel 1970 il massimo riconoscimento, vale a dire il Große Staatspreis für Literatur e la pubblicazione dell’intera opera poetica in un unico volume presso la DTV di Monaco. Tre anni dopo, nell’ospedale di Wolfsberg, nella regione carinziana che non ha mai abbandonato, Christine Lavant muore per un colpo apoplettico.
La narrativa della Lavant, come del resto la sua poesia, considerata una delle maggiori del Novecento, resta sempre fedele al mondo invisibile, il mondo che sta dietro gli oggetti – sia esso il mondo della preghiera e della fede o quello dell’immaginazione infantile che si rifugia in una interpretazione magica della realtà.
Secondo il giudizio di Thomas Bernhard, uno dei suoi più grandi estimatori, la Lavant non trovò mai «né riposo né pace», ma seppe affidare la sua vita tormentata a una prosa dalla chiaroveggenza quasi dolorosa, e narrare con potente suggestione «un mondo distrutto».
Opere in italiano
Poesie scelte, a cura di H. Kitzmüller, Braitan, Cormons 1986
La bambina, Gallio, Ferrara 1992
Appunti da un manicomio, a cura di E. Polledri, Forum, Udine 2008
Nell, Zandonai, Rovereto 2009

