Aleksandar Tišma

Aleksandar Tišma (1924-2003) è stato tra i più autorevoli e apprezzati scrittori della ex Jugoslavia. Originario di un villaggio della Vojvodina, regione da sempre crocevia di identità ed etnie differenti – in cui gli elementi slavo, ungherese, tedesco ed ebraico compongono un vivace mosaico linguistico e culturale – trascorre l’infanzia e la giovinezza a Novi Sad, città che fa da scenario a molte delle sue opere narrative. Di madre ebrea ungherese e di padre serbo, Tišma riesce a scampare allo sterminio degli ebrei di Novi Sad rifugiandosi a Budapest, dove studia Economia e Letteratura francese, per poi partecipare al Movimento di Liberazione jugoslavo. Alla fine degli anni quaranta, dopo aver ottenuto la laurea in Germanistica all’Università di Belgrado, lavora come giornalista prima di iniziare la sua lunga attività di redattore presso la casa editrice Matica Srpska. E proprio nella complessa e spesso drammatica realtà del Dopoguerra ha ambientato alcuni tra i suoi romanzi e racconti più belli, dettati da una profonda riflessione sul significato della colpa, sul confine spesso labile tra vittime e carnefici, e che narrano storie di ordinaria efferatezza e di piccole pavidità umane.
Membro dell’Accademia delle Scienze e delle Arti della Vojvodina fino alla sua fusione con l’Accademia serba nel 1992 e, dal 2002 al 2003, anno della sua morte, dell’Akademie der Kunst di Berlino, Tišma è sempre stato convinto del ruolo dello scrittore come testimone del proprio tempo e ha incarnato la figura di un intellettuale che, pur senza mai aderire pubblicamente a partiti o movimenti politici, ha sostenuto la necessità di uno sviluppo democratico del proprio Paese, soprattutto dopo la caduta della Jugoslavia e l’avvento del regime di Milošević. E davanti alla deriva nazionalistica e alla tragedia della guerra civile, decide di trasferirsi, nel 1993, in una sorta di esilio volontario a Parigi.
Autore di romanzi e racconti, ma anche di poesie, pièce teatrali e sceneggiature, le sue opere sono state tradotte in una ventina di lingue. Tra i riconoscimenti più prestigiosi, ricordiamo il premio Nin per L’uso dell’uomo nel 1977, il premio Andrić e il Premio nazionale austriaco per la Letteratura europea. In Italia si è aggiudicato nel 2000 il premio Mondello per Il libro di Blam. Tišma può essere senza dubbio accostato ad autori del calibro di Danilo Kiš, Czeslaw Milosz e Imre Kertész per la marcata sensibilità mitteleuropea che colloca le sue opere nell’alveo della grande letteratura del secolo scorso.

Opere in italiano
L’uso dell’uomo, Jaca Book, Milano 1988
Scuola d’empietà, e/o, Roma 1988
Pratiche d’amore, Garzanti, Milano 1993
Il libro di Blam, Feltrinelli, Milano 2000
Kapò, Zandonai, Rovereto 2010