Febbraio 2008
Gilberto Forti
Gilberto Forti nasce il 12 aprile 1922 a Roma. Di famiglia ebraica, è costretto ad abbandonare gli studi in seguito alla promulgazione delle leggi razziali nel 1938. Giovanissimo milita come partigiano nella guerra di Resistenza, un’esperienza descritta con vibrante asciuttezza e un’esemplare attitudine riflessiva in numerose pagine della raccolta postuma di racconti dal titolo I latitanti. Nel 1945 inizia la sua collaborazione con l’agenzia di stampa statunitense Associated Press, decisiva per la formazione di uno stile fondato sull’esattezza e sulla concisione, ma che non rinuncia alla propria forza lirica e icastica. Nell’ottobre del 1956 inizia la collaborazione con l’editore Rusconi in qualità di caporedattore prima, e di direttore responsabile delle riviste “Gente” e “Gioia” poi. Allo stesso tempo collabora con diversi quotidiani. La sua idea di giornalismo rimarrà sempre aperta al grande pubblico, capace di veicolare un’informazione critica e di dare spazio a inchieste e argomenti di rilevanza culturale.
Un’attenzione particolare merita la sua intensa e felice attività di traduttore dall’inglese, dal tedesco e dallo svedese, ed è nella resa di testi poetici che Forti raggiunge l’eccellenza. Nel 1970 vengono pubblicate le sue versioni delle Settanta liriche di Goethe e nel 1973, comprese nel volume del Teatro, le tragedie Ifigenia in Tauride e Torquato Tasso. Con grande perizia stilistica traduce in italiano la poetessa statunitense Marianne Moore, al tempo pressoché sconosciuta nel nostro Paese, i grandi autori della tradizione mitteleuropea – Trakl, von Rezzori, Benn, Canetti –, la poesia e la prosa novecentesca in lingua inglese – Derek Walcott e W.H. Auden, per il quale gli verrà riconosciuto nel 1995 il premio Monselice – e la prosa di Josif Brodskij.
Le opere di Forti poeta, Il piccolo almanacco di Radetzky (1983, vincitore del premio Biella) e A Sarajevo il 28 giugno (1984), sono due inimitabili esempi di microstoria in endecasillabi che, sospesi tra invenzione letteraria e minuziose ricerche d’archivio, si rivelano i più idonei e convincenti a raccontare la profonda frattura generata dalle due guerre nel cuore dell’Europa.
Opere
Il piccolo almanacco di Radetzky, Adelphi, Milano 1983
A Sarajevo il 28 giugno, Adelphi, Milano 1984
I latitanti, Zandonai, Rovereto 2008

