Novembre 2010

Heiner Müller
Heiner Müller (1929-1995), a detta di molti il più grande drammaturgo tedesco del Novecento dopo Bertolt Brecht, è stato per oltre un ventennio uno degli autori più rappresentati sui palcoscenici internazionali. Nato in un villaggio della Sassonia meridionale e figlio di un militante socialista perseguitato dai nazisti, trascorre la giovinezza nella Germania hitleriana. Nel 1944 subisce l’arruolamento coatto tra le file del Volkssturm e viene fatto prigioniero dalle truppe americane. A guerra conclusa riesce a passare nella Zona di Occupazione sovietica (SBZ), quello che sarà il futuro territorio della DDR. Nel 1951 si trasferisce a Berlino Est, dove inizia a scrivere recensioni per alcune prestigiose riviste letterarie. Le sue prime opere teatrali, Lo stakanovista e Die Korrektur [La correzione], risalgono alla metà degli anni cinquanta e sono scritte insieme a Inge Schwenkner, la sua seconda moglie, morta suicida nel 1966. Gli varranno, qualche anno più tardi, il Premio FDGB, conferito dall’unione dei sindacati tedesco-orientali, e il Premio Heinrich Mann, assegnato dall’Accademia delle Arti. Nel 1961 la prima e unica messa in scena di Die Umsiedlerin oder Das Leben auf dem Lande [La contadina sfollata o La vita in campagna] scatena una ridda di polemiche e reazioni negative, con il conseguente divieto di ulteriori rappresentazioni e l’espulsione di Müller dall’Unione degli Scrittori, in cui verrà riammesso soltanto nel 1988, all’apice della sua fama mondiale. È la prima di una lunga serie di censure cui verranno sottoposte molte sue opere successive, e l’inizio di un rapporto complesso e tormentato con le autorità che farà di Müller uno degli artisti e intellettuali più discussi e controversi della DDR.
Le sue opere, inizialmente ispirate al teatro didattico di Brecht, spaziano dall’analisi spregiudicata della realtà sociale e produttiva della DDR (Lo stakanovista, Die Korrektur, Der Bau [La tana]) alla rievocazione di alcuni momenti decisivi della storia tedesca (Vita di Gundling, La battaglia, Germania morte a Berlino, La strada dei panzer); dalla rivoluzione sovietica (Cemento) alle originalissime interpretazioni shakespeariane (Hamletmaschine, Macbeth); dalla Rivoluzione francese (Quartetto) alla rivisitazione in chiave moderna della tragedia antica (Filottete, L’Orazio, Edipo Tiranno), vista come la sorgente espressiva più autentica delle passioni umane. Oltre che di numerose pièce teatrali, Müller è autore di poesie e saggi, ma soprattutto è uno più lucidi interpreti dei travagliati destini del proprio Paese, prima e dopo la svolta del 1989. Membro dell’Accademia delle Arti di Berlino Est, nella Germania riunificata è direttore del celebre Berliner Ensemble fino alla sua morte, sopraggiunta alla vigilia del Capodanno 1995.
Nella sua carriera ha ricevuto, tra gli altri, il Georg-Büchner-Preis (1985) dalla Repubblica federale tedesca, il Premio Nazionale (1986), massimo riconoscimento scientifico e culturale nella DDR, il Premio Europa per il Teatro (1994) e il Premio Kleist.
Opere in italiano
Teatro, ubulibri, Milano 1984 [1982]
Sullo stato della nazione, Feltrinelli, Milano 1990
Germania morte a Berlino, ubulibri, Milano 1991
Tutti gli errori. Interviste e conversazioni 1974-1989, ubulibri, Milano 1996
L’invenzione del silenzio. Poesie, testi, materiali dopo l’Ottantanove, ubulibri, Milano 1996
Lo stakanovista e altri testi, ubulibri, Milano 1998
Teatro I, ubulibri, Milano 2000 [1991]
Teatro II, ubulibri, Milano 2001
Filottete, il melangolo, Genova 2003
Teatro IV. Germania 3: spettri sull’uomo morto, a cura di P. Kammerer, ubulibri, Milano 2004 [2002]
Non scriverai più a mano. Poesie, a cura di A.M. Carpi, Scheiwiller, Milano 2006
La rovina dell’egoista Johann Fatzer di B. Brecht (versione drammaturgica di H. Müller), Einaudi, Torino 2007
Guerra senza battaglia, Zandonai, Rovereto 2010

