Arno Schmidt

Arno Schmidt (1914-1979), il massimo prosatore tedesco del secondo Novecento, nasce ad Amburgo in una famiglia di umili origini e cresce in un appartamento di sole due stanze in un quartiere operaio. Nonostante le notevoli capacità è costretto ad abbandonare gli studi alla morte del padre, trovando lavoro come contabile di magazzino in una fabbrica tessile. Alla fine degli anni trenta comincia a scrivere per la moglie, Alice Murawski, alcuni racconti. Nel 1940 è arruolato come furiere in Alsazia e in Norvegia, negli ultimi mesi di guerra viene fatto prigioniero dagli inglesi ma di lì a poco viene utilizzato come interprete. Dopo un anno ritorna libero e decide di dedicarsi unicamente alla scrittura, tuttavia il suo primo libro, Leviathan, appare solo nel 1949. Nonostante il favore della critica e dei colleghi, le vendite sono scarse. È pertanto costretto a riprendere l’attività di traduttore e a collaborare con programmi radiofonici.
Nell’estate del 1953, a quarant’anni esatti, si avventura in una breve vacanza sul lago Dümmer, in Bassa Sassonia. Lì spende i pochi soldi faticosamente risparmiati, ottenendone in compenso il materiale per un racconto, Paesaggio lacustre con Pocahontas, ritenuto ora una delle più belle storie d’amore della letteratura tedesca ma costatogli all’epoca un procedimento penale con l’accusa di pornografia e vilipendio della religione. Quest’opera spinge all’estremo, in un frullato funambolico, gli atout dell’autore: «scelta delle parole per armonie delle vocali e buffonate di consonanti, immagini e metafore tanto sbalorditive quanto calzanti, mescolanza magistrale di forme espressive vecchie e nuove, alte e basse, densità concentratissime, passatempo e istruzione, aspre freddure e poesie della natura», per dirla con l’attuale direttore della Arno Schmidt Stiftung, Bernd Rauschenbach.
Ora che le libertà sessuali presenti nei suoi libri hanno smesso di dare scandalo, Arno può essere riconosciuto come un classico della modernità, tanto da essere definito il “Joyce tedesco”, anche se con ogni probabilità all’epoca di Pocahontas non era direttamente a conoscenza dell’opera joyciana. In questo racconto lungo a emergere è piuttosto il potente influsso della grande stagione illuministica di Lessing & Co., tant’è che senza forzature Pocahontas si lascia inquadrare nel genere nobile (e ironico) del conte philosophique – non a caso in un’intervista del 1972 Arno si definisce un “grande umorista tedesco”. Se poi volessimo trovare un suo gemello ideale ecco approssimarsi la figura dell’Ingegnere: chissà, forse Pocahontas avrebbe trovato un posticino tra le pagine gaddiane di Novelle dal ducato in fiamme (del 1953, appunto), magari a lato di San Giorgio in casa Brocchi
Durante la carriera riceve diversi riconoscimenti, tra cui segnaliamo il premio Fontane (1964) e il premio Goethe (1973), ma la salute cagionevole non gli consente di partecipare alle premiazioni. Muore per un ictus nel 1979, lasciando incompiuto Julia, oder die Gemälde [Giulia, o il quadro].
Recentemente la casa editrice Lavieri ha dedicato alla traduzione di suoi inediti la collana “Arno”, diretta da Domenico Pinto.

Opere in italiano
Alessandro o Della verità, Einaudi, Torino 1981
Dalla vita di un fauno, a cura di D. Pinto, Lavieri, S. Maria C.V. 2006
Ateo ? : Altroché !, a cura di D. Borso e D. Pinto, Ipermedium, S. Maria C.V. 2007
Brand’s Haide, a cura di D. Pinto, Lavieri, S. Maria C.V. 2007
Specchi Neri, a cura di D. Pinto, Lavieri, S. Maria C.V. 2007
Paesaggio lacustre con Pocahontas, a cura di D. Borso, Zandonai, Rovereto 2011