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Ivo Andrić

Ivo Andrić (1892-1975) è tra i più autorevoli esponenti delle letterature slave meridionali e senza dubbio uno dei maggiori autori della letteratura europea del Novecento, colui che ha meglio di chiunque altro raccontato l’identità complessa e la storia tormentata della sua terra natale, la Bosnia. Nasce a Dolac, un villaggio nei pressi di Travnik, viene battezzato in una chiesa cattolica e rimane orfano di padre a soli due anni. Si trasferisce con la madre prima a Sarajevo, poi a Višegrad, cittadina della Bosnia sud-orientale che offrirà lo scenario a uno dei suoi capolavori, Il ponte sulla Drina. Di carattere timido e introverso, svolge gli studi ginnasiali a Sarajevo, durante i quali matura una grande passione per la letteratura europea (impara il francese e l’italiano grazie alla lettura in lingua originale dei suoi autori preferiti) ed entra a far parte di un gruppo rivoluzionario collegato al movimento irredentista serbo Mlada Bosna (Giovane Bosnia), tra le cui fila agisce anche Gavrilo Princip, futuro omicida, il 28 giugno 1914, dell’erede al trono imperiale asburgico, l’arciduca Francesco Ferdinando. E pochi giorni dopo il celebre attentato di Sarajevo, la miccia che innesca lo scoppio della prima guerra mondiale, Andrić verrà tratto in arresto con l’accusa di attività sovversive e inviato l’anno successivo al confino. Amnistiato nel 1917, gli viene comunque proibito di portare a termine gli studi universitari iniziati quattro anni prima a Zagabria, città in cui si trasferisce nuovamente e dove nell’immediato dopoguerra ha modo di frequentare, tra gli altri, Miloš Crnjanski e Miroslav Krleža, e di pubblicare i suoi primi scritti, perlopiù saggi e prose meditative.
Con la nascita del Regno di Jugoslavia ha inizio la sua carriera diplomatica, che lo vedrà negli anni venti e trenta soggiornare in importanti capitali europee, tra cui Roma e Madrid, prima di approdare, nel 1939, a Berlino con la massima carica di ambasciatore. Nel febbraio 1941, nell’immediata vigilia dell’aggressione nazista della Jugoslavia e dello smembramento politico del Paese, rinuncia al proprio mandato e si ritira a vita privata a Belgrado, dove nell’isolamento totale e volontario di un piccolo appartamento nel centro della città vive il periodo drammatico della guerra dedicandosi esclusivamente alla letteratura. In questi anni scrive quelle che sono considerate le sue opere maggiori insieme a Il ponte sulla Drina, vale a dire La cronaca di Travnik, monumentale affresco storico della Bosnia di primo Ottocento, a cui lavora sin dagli anni venti, e La signorina, romanzo biografico che ha come protagonista una figura quasi balzachiana, un’avida donna della media borghesia di Sarajevo che, rompendo gli schemi tradizionali e familiari, si dedica sistematicamente all’usura.
Nel 1945 viene eletto all’Assemblea nazionale jugoslava e diventa membro onorario della società letteraria Matica srpska, una delle più antiche e famose istituzioni culturali serbe. Nel 1950 è presidente della Società degli Scrittori della Serbia e della Jugoslavia, intensificando così la sua partecipazione alla vita pubblica del proprio Paese. Negli anni cinquanta vengono tradotte in diverse lingue le sue opere più importanti e pubblicati molti suoi racconti e il romanzo breve La corte del diavolo, ambientato in una prigione ottomana elevata a metafora dell’esistenza umana. Ma è nel 1961, anno in cui la Jugoslavia assume la guida del movimento dei Paesi non allineati, che la sua notorietà raggiunge l’apice grazie all’assegnazione del premio Nobel, che rimane sinora l’unico riconoscimento dell’Accademia reale svedese alle letterature slave meridionali. Nonostante il successo internazionale, il suo carattere schivo e refrattario alle pubbliche ribalte lo induce a una vita sempre più ritirata, fino alla morte, che giunge nel 1975, nella completa solitudine di un ospedale belgradese, per le complicazioni di un’emorragia cerebrale. Il suo corpo verrà cremato e l’urna deposta presso il cimitero di Novo Groblje, nel celebre “Viale dei cittadini benemeriti” riservato alle personalità illustri del Paese.

Opere in italiano
La sete, trad. it. di L. Salvini, Vallecchi, Firenze 1954
Il ponte sulla Drina, trad. it. di B. Meriggi, Mondadori, Milano 1960
La cronaca di Travnik, trad. it. di L. Salvini, Bompiani, Milano 1962
Il cortile maledetto, trad. it. di J. Marchiori, Bompiani, Milano 1962
La signorina, trad. it. di B. Meriggi, Mondadori, Milano 1962
I tempi di Anika e altri racconti, trad. it. di B. Meriggi, Bompiani, Milano 1966
Ex ponto e altre opere, trad. it. di F. Centaro e L. Salvini, Fabbri, Milano 1968
Le opere, trad. it. di B. Meriggi, UTET, Torino 1970
Racconti di Sarajevo, a cura di D. Badnjević, Newton Compton, Roma 1993
Racconti di Bosnia, trad. it. di D. Badnjević e M. Orazi, Newton Compton, Roma 1995
Poesie scelte, a cura di S. Smitran, Le lettere, Firenze 2000
Romanzi e racconti, progetto editoriale di P. Matvejević, a cura di D. Badnjević, Mondadori, Milano 2001
I tempi di Anika, trad. it. di L. Costantini, Mondadori, Milano 2005 (Adelphi, Milano 1992)
La corte del diavolo, trad. it. di L. Costantini, Mondadori, Milano 2005 (Adelphi, Milano 1992)
La storia maledetta. Racconti triestini, a cura di M. Mitrović, trad. it. di A. Parmeggiani, Mondadori, Milano 2007
La cronaca di Travnik. Il tempo dei consoli, trad. it. di D. Badnjević, Mondadori, Milano 2007 [2001]
La signorina, trad. it. di D. Badnjević e M. Orazi, Livello quattro, Roma 2008
La donna sulla pietra, a cura di B. Stanišić, trad. it. di A. Parmeggiani, Zandonai, Rovereto 2011