copertina CLARA

Friedrich W.J. Schelling


CLARA


Clara oder über den Zusammenhang der Natur mit der Geisterwelt

Premessa di Giampiero Moretti
Con una nota conclusiva di Alfred Baeumler
A cura di Markus Ophälders


ISBN: 978-88-95538-21-1

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In copertina:
Rosie Hardy, Outcasted, 2008 (dettaglio)
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L’uomo reca in sé un unico punto aperto attraverso il quale il cielo può giungere a risplendere in lui. Questo punto è il nostro cuore o, per dir meglio, la nostra coscienza morale. In essa ci è dato trovare una legge e una destinazione che non possono essere di questo mondo, con il quale esse si trovano piuttosto in conflitto. In questo modo la coscienza morale ci serve come pegno di un regno superiore ed eleva colui che ha imparato a seguirla al pensiero consolante dell’immortalità.

Con il dialogo Clara Schelling pone un problema che è contemporaneamente esistenziale e metafisico: a fondamento della domanda, se e in quale modo sia possibile concepire in modo filosofico, logico e concettuale un rapporto tra natura e mondo degli spiriti, tra vita fisica e vita spirituale, tra immanenza e trascendenza, si trova infatti la speranza di poter raggiungere, nel naturale, un momento che assicuri la sopravvivenza dell’uomo dopo la morte. Quest’ultima questione anima l’intenzione più profonda di Schelling, il quale scrive il dialogo soprattutto per trovare risposte al dolore provocato dalla prematura morte della moglie Caroline Michaelis (1809). Non si tratta, tuttavia, del tradizionale problema dell’immortalità dell’anima, anche se il Clara possiede qualche analogia con il Fedone platonico. Schelling, infatti, non cerca soltanto la sopravvivenza dell’anima o dello spirito dopo la morte, ma mira alla sopravvivenza dell’uomo intero, incluso il suo corpo, la sua dimensione naturale e sensibile. La radicalità e la sincerità della domanda si riflettono in un linguaggio che da concettuale e filosofico spesso si trasforma in poetico e descrittivo, e nella cornice offerta quasi per intero da ambienti naturali, che non fanno solo da sfondo romantico alle argomentazioni filosofiche, ma costituiscono il necessario punto di partenza per qualsiasi conoscenza del mondo degli spiriti. Solo chi conosce fino in fondo la natura, infatti, può spingersi fino alle vette più alte della speculazione filosofica.

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling
(1775-1854) si presenta precocissimo sulla scena della grande filosofia tedesca nella sua età aurea, vale a dire nel periodo compreso tra Kant e Nietzsche. Lo sviluppo del suo pensiero è assai complesso e oggetto tuttora di vivaci discussioni critiche. Diviene inizialmente noto e largamente imitato come “filosofo della natura”, in contrapposizione cioè alla tendenza – evidente nel pensiero di Fichte – a indirizzare la ricerca filosofica quasi esclusivamente al fenomeno della soggettività, fosse questa empirica o trascendentale. Dopo un primo periodo di grande notorietà, e in coincidenza con l’ascesa dell’astro hegeliano e dell’idea filosofica di “sistema”, Schelling sperimenta una crisi stilistica, di pensiero e personale, dalla quale si riprende, per così dire, soltanto molti anni dopo, allorché inizia a scrivere quella che i manuali ricordano come la filosofia “positiva”.
Testimonianza di quella crisi e, assieme, accenno di una rinascita, è il Clara, vero e proprio esperimento filosofico e linguistico, composto molto probabilmente intorno al 1810. Schelling, che sembra avesse dato ordine ai suoi esecutori testamentari di distruggerlo, vi persegue con delicatezza ma anche ossessivamente una riflessione sull’invisibile che lo porta vicino alle tematiche dalle quali, come spiega Giampiero Moretti nella sua Premessa, sarebbe successivamente scaturito il Seraphîtà di Honoré de Balzac, indicando con ciò un “ponte” spirituale tra Germania e Francia a tutt’oggi estremamente nascosto e inosservato.