Heiner Müller
GUERRA SENZA BATTAGLIA
Krieg ohne Schlacht
A cura di Valentina Di Rosa
Postfazione di Durs Grünbein
Traduzione dal tedesco di Valentina Di Rosa ed Elisabetta Villano
ISBN: 978-88-95538-36-5
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In copertina:
Joseph Gallus Rittenberg, Porträt Heiner Müller, 1990
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Naturalmente per un drammaturgo una dittatura è più vivace di una democrazia. Shakespeare sarebbe impensabile in una democrazia.
A oltre quindici anni dalla morte, Heiner Müller resta, insieme a Bertolt Brecht, il maggiore drammaturgo tedesco del Novecento e tra i più acuti interpreti delle travagliate sorti del proprio Paese, prima e dopo la svolta del 1989. “Una vita sotto due dittature”, come recita il sottotitolo di questa intensa autobiografia, riassume il percorso di un artista multiforme e controverso, che dopo l’inquieta giovinezza nella Germania hitleriana ha attraversato, da protagonista suo malgrado, l’intera vicenda storica della DDR, dalla nascita fino al clamoroso tracollo. La sua vita e la sua opera si rivelano emblematiche per indagare il complesso rapporto fra un intellettuale del suo calibro e il potere, da cui è scaturita una singolare commistione di atteggiamenti opposti: fedeltà e dissenso nei confronti del regime, vocazione al conflitto e opportunismo strategico.
Dal suo racconto – conciso e quasi epigrammatico, ricco di aneddoti e battute fulminanti – affiora via via, in un gioco straniante di maschere, l’autoritratto di un Paese, la DDR, schiacciato tra utopia e repressione, prigioniero di illusioni e inganni che l’autore svela con implacabile lucidità. Un Paese amato e odiato, contro il quale Müller ha combattuto, con le sole ma affilatissime armi del paradosso e dell’ironia, un tipo di guerra particolare, quella che non prevede battaglia.
Heiner Müller (1929-1995), poeta e drammaturgo, è stato per oltre un ventennio uno degli autori più rappresentati sui palcoscenici internazionali. Le sue opere, inizialmente ispirate al teatro didattico di Brecht, spaziano dall’analisi spregiudicata della realtà sociale e produttiva della DDR alla rievocazione di alcuni momenti decisivi della storia tedesca, dalle originalissime interpretazioni shakespeariane alla rivisitazione in chiave moderna della tragedia antica, vista come la sorgente espressiva più autentica delle passioni umane. In esse Müller ha modo di denunciare sia le degenerazioni totalitarie del comunismo sia le contraddizioni globali del capitalismo. A partire dai primi anni sessanta i suoi drammi vengono sistematicamente bersagliati dalla censura, fino all’espulsione dall’Unione degli Scrittori, tra le cui fila viene riammesso soltanto nel 1988, all’apice della sua fama mondiale. Membro dell’Accademia delle Arti, nella Germania riunificata è direttore del celebre Berliner Ensemble. Nella sua lunga e travagliata carriera ha ricevuto, tra gli altri, il prestigioso Georg-Büchner-Preis (1985) dalla Repubblica federale tedesca, il Premio Nazionale (1986), massimo riconoscimento scientifico e culturale nella DDR, e il premio Europa per il Teatro (1994). Intorno alla sua figura di artista e intellettuale si concentrano tuttora vivaci discussioni critiche.
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