Bora Ćosić
IL LIBRO DEI MESTIERI
Priče o zanatima
Nota introduttiva di Nicole Janigro
Traduzione di Maja Vranješ
ISBN: 978-88-95538-59-4
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In copertina:
Frederick Wallace, Boy Playing with Toys, 1938
© Frederick W. Kent Collection of Photographs (1866-2000), University of Iowa
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Correva il Quarantacinque, anno in cui si riscoprivano molti mestieri. Si trattava di mestieri antichi, ovvero esercitati innumerevoli volte, tuttavia uno soltanto lo si voleva far passare per nuovo, mai esistito prima: il mestiere di maschio. Solo lo zio denunciava l’imbroglio in tutto ciò. Finché un giorno sentimmo dire che Ruzica Milivojević aveva tagliato le palle a nostro cugino Djuro Krajnović, con le forbici da parrucchiera. Lo zio chiese: «E ora che si fa?». Era chiaro che il mestiere dei gloriosi maschi stava facendo progressi, nonostante grandi sacrifici e temporanee cadute. Del resto, è nella sua natura.
Belgrado, anni quaranta. Nell’appartamento di un caseggiato popolare la vita quotidiana di una numerosa famiglia è movimentata da personaggi bizzarri e arruffoni, titolari dei più svariati mestieri – alcuni tradizionali, altri decisamente meno – dietro cui si celano incerte vocazioni, singolari doti artistiche e originali visioni del mondo. La città, come il già precario equilibrio domestico, sono sconvolti dall’irruzione della Storia: prima la guerra e il dramma dell’occupazione nazista, poi l’avvento dei liberatori, che porta con sé una sanguinosa scia di vendette e la retorica grottesca sull’avvenire radioso della nuova società socialista. A registrare gli eventi è lo sguardo ingenuo e implacabile di un bambino, che con graffiante e laconica veracità scruta il mondo dei grandi, in un caleidoscopico carosello di scene chapliniane, esilaranti aneddoti e vicende tragiche.
Beffarda epopea familiare – quasi una sit-com in salsa balcanica – che combina momenti di irresistibile comicità a parentesi di malinconico disincanto, Il libro dei mestieri è unanimemente riconosciuto come uno dei romanzi cult della letteratura jugoslava.
Bora Ćosić (1932) è uno dei più noti scrittori della ex Jugoslavia. Nasce a Zagabria ma si trasferisce molto presto a Belgrado, dove è protagonista delle avanguardie letterarie degli anni sessanta. Caustico e anticonformista, malvisto dalle autorità jugoslave ma amatissimo dai suoi lettori, è sempre stato un autentico “apolide dello spirito”. Nel 1992, in seguito al collasso del proprio Paese e in aperta opposizione al regime di Milošević, ripara prima in Istria e poi a Berlino, città dove vive tuttora e a cui ha dedicato un’intensa raccolta di poesie dal titolo I morti (Mesogea, 2006).
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