copertina MIA È LA VENDETTA

Friedrich Torberg


MIA È LA VENDETTA


Mein ist die Rache

A cura di Haim Baharier
Traduzione di Martino Tranker
Con una nota di Giusi Drago


ISBN: 978-88-95538-45-7

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In copertina:
Jérémie Lusseau, Classy, 2010
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È un grande libro, doveva essere scritto! Certo, quando lo si legge, il mondo sfuma nella tenebra… ma così, e non altrimenti, dev’essere.

Max Brod

In una nebbiosa giornata di novembre del 1940, sul molo del New Jersey, un uomo attende i suoi amici provenienti dall’Europa. Più volte la sua attenzione è attratta dalla figura scarna e curva di uno straniero sulla quarantina che si aggira inquieto nella sala arrivi e sul pontile di sbarco, trascinando vistosamente la gamba sinistra. Quando gli chiede chi stia aspettando, lo straniero risponde che sono tanti, settantacinque, quelli che dovrebbero arrivare, eppure non giunge mai nessuno.
A tormentare lo straniero è il ricordo degli eventi accaduti poco tempo prima in un lager nazista sul confine olandese, dal quale è fuggito. Il comandante del campo Wagenseil sceglie una vittima dopo l’altra tra gli ottanta ebrei lì rinchiusi, e tortura le sue prede nel corpo e nell’anima al punto che esse decidono di darsi la morte. Nella baracca in cui i prigionieri si ritrovano ammassati fino all’inverosimile si accende il dibattito fra due gruppi contrapposti: gli uni – rappresentati dal candidato rabbino Joseph Aschkenasy – ritengono di dover andare incontro al proprio ineluttabile destino lasciando la vendetta a Dio, gli altri pensano invece sia opportuno reagire. Perché mai non aggredire l’aguzzino durante i suoi interrogatori e, dato che non c’è via di scampo, non trascinare anche lui nella morte? In questa narrazione di straordinaria chiaroveggenza, pubblicata nel 1943 durante l’esilio negli Stati Uniti e considerata il suo autentico capolavoro, Torberg porta ai suoi più radicali esiti il dramma della non resistenza ebraica e il tema della legittima difesa.

Friedrich Torberg (1908-1979), intellettuale dal talento multiforme, fu romanziere, poeta, polemista, sceneggiatore, critico teatrale e traduttore. Di lui Franz Werfel scrisse addirittura che «tra gli scrittori entrati in campo nel periodo fra le due guerre, è probabilmente il solo che ha qualcosa da dire e sa come dirla».
Torberg, il cui vero nome era Friedrich Ephraim Kantor (Berg era il cognome della madre), apparteneva a una famiglia di ebrei praghesi trasferitisi a Vienna. Il suo primo romanzo, il “thriller scolastico” Der Schüler Gerber hat absolviert, pubblicato nel 1930 grazie al sostegno di Max Brod, conobbe uno straordinario successo. Convinto sionista, nel 1938 Torberg emigrò in Svizzera e allo scoppio della guerra si unì volontario all’armata cecoslovacca di liberazione in Francia. Dopo l’occupazione di Parigi riuscì a entrare fra i “dieci eminenti scrittori antinazisti” (fra cui Franz Werfel, Heinrich Mann e Alfred Polgar) che il PEN Club fece emigrare negli Stati Uniti, dove lavorò come sceneggiatore. Negli anni successivi, rientrato in Austria, intensificò la sua attività di giornalista e si distinse per le sue posizioni di intellettuale anticonformista e scomodo. Celebri le sue polemiche contro Thomas Mann (definito un fellow traveller dei socialisti) e Bertolt Brecht, oggetto di sferzanti parodie e di un aperto invito al boicottaggio.
Torberg morì a Vienna una ventina di giorni dopo aver ricevuto il Grosser Staatspreis für Literatur, massimo riconoscimento letterario austriaco.