Gajto Gazdanov

Georgij Ivanovič Gazdanov detto “Gajto” (1903-1971) nacque a San Pietroburgo e a soli sedici anni interruppe gli studi per arruolarsi tra le file dell’Armata Bianca e prendere parte alla guerra civile, animato più da un desiderio di avventura che da una matura convinzione ideologica. In seguito alla vittoria dei bolscevichi riparò in Turchia e poi a Šumen, una cittadina della Bulgaria nord-orientale, dove riuscì a portare a termine il ginnasio presso un istituto per profughi russi e ad ottenere il diploma di maturità. Nel 1923 si trasferì a Parigi, seguendo la corrente dell’emigrazione russa, in particolare quel nutrito gruppo di scrittori, artisti, intellettuali fuggiti dalla rivoluzione bolscevica e noti come la Russkij Montparnasse. Nella capitale francese svolse una miriade di lavori, tra i quali il facchino, il lavapiatti, l’operaio alla Citroën e il tassista notturno, quest’ultimo magistralmente tratteggiato nel romanzo Strade di notte (1941). Allo stesso tempo si iscrisse alla Sorbona, frequentando le lezioni di storia della letteratura, sociologia e scienze economiche. I suoi primi scritti, per lo più racconti fantastici, vennero pubblicati alla fine degli anni venti su alcune riviste dell’emigrazione russa, fra cui la “Novaja gazeta” e l’almanacco letterario “Sovremennye zapiski”, e furono particolarmente apprezzati dal premio Nobel Ivan Bunin. Tuttavia le difficoltà materiali e le necessità di sopravvivenza gli impedivano di dedicarsi interamente alla letteratura. Verso la metà degli anni trenta, spinto più che altro dalle gravi condizioni di salute della madre, tentò di far ritorno in Unione Sovietica, inoltrando un’accorata richiesta di rimpatrio provvisorio a Maksim Gorkij, allora presidente dell’Unione degli Scrittori sovietici, ma senza mai ottenere risposta. Durante la seconda guerra mondiale prese parte insieme alla moglie, anch’essa di origini russe, alla Resistenza.
Nell’immediato dopoguerra, pur continuando a prestare servizio come tassista in orario notturno, la sua attività di scrittore ebbe un’improvvisa accelerata e fu coronata dai primi successi di critica. Nel 1948 pubblicò Il fantasma di Alexander Wolf, uno dei suoi romanzi più famosi. Nel 1953 cominciò a lavorare per Radio Free Europe, l’emittente finanziata dal Congresso americano che faceva capo al Comitato per l’Europa libera e aveva il quartier generale a Monaco di Baviera. Si trasferì dunque in Germania e con lo pseudonimo di Georgij Čerkassov dedicò le sue trasmissioni radiofoniche prevalentemente alla letteratura e l’arte russa dell’emigrazione, ma anche ad autori sovietici. Nel 1959 fece ritorno a Parigi come corrispondente per la stessa radio. Morì nel 1971 a Schwabing, alla periferia di Monaco, per le conseguenze di un tumore al polmone, senza aver mai potuto far ritorno nel suo Paese natale. Venne seppellito a Parigi nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois.
Paragonato per potenza letteraria e per stile a un altro grande dell’emigrazione russa, Vladimir Nabokov, le sue opere vennero pubblicate in Russia soltanto a partire dai primi anni novanta, raccogliendo uno straordinario successo di pubblico e di critica.

Opere in italiano
Contro il destino, Mondadori, Milano 1952
Una serata da Claire, a cura di A. Pasquinelli, Ibis, Como-Pavia 1996
Il fantasma di Alexander Wolf, Voland, Roma 2002